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AVVISO
 
Bando fornitura semigratuita dei libri di testo a.s. 2019/2020
 
 
 

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Supporto alle famiglie per le iscrizioni alla classe prima – a.s. 2020/2021.

Si comunica che gli Uffici di Segreteria, a partire da giorno 07.01.2020 e fino alla data di scadenza delle iscrizioni on line del 31.01.2020 , saranno aperti da lunedi’ a venerdì dalle ore 8:00 alle ore 13:00 e dalle ore 15:00 alle ore 17:00. Nella giornata di sabato il servizio sara’ erogato dalle ore 08:00 alle ore 13:00.

 

 

Rinvio a data da destinarsi della manifestazione

 "Giornata della Creatività"

Si comunica che la seconda edizione della   "Giornata della Creatività" già fissata per il 23 gennaio p.v. è rinviata a data da destinarsi, previa nuova comunicazione.

La Dirigente Scolastica

Dott.ssa Susanna Mustari 


Ciascun volto è il simbolo della vita (Relazione di Martina Quaranta 5CS)

Per noi la vita è un dono? Un quesito fondamentale di altrettanta ardua risposta. Un interrogativo profondo su cui si è incentrato l’incontro tenutosi oggi presso L’Istituto De nobili in occasione della generosa donazione di un defibrillatore da parte della Reale Arciconfraternita del SS. Giovanni Battista ed Evangelista Catanzaro dei Cavalieri di Malta. Un oggetto particolarmente prezioso che porta con se’ uno dei doveri fondamentali dell’uomo: il rispetto per la vita in ogni sua forma, in ogni sua declinazione. Un gesto simbolico, quello della donazione dello strumento che vuole sottolineare come ogni istituzione, non solo dal punto di vista sportivo, debba essere dotata di tutto ciò che è indispensabile nel garantire la sicurezza e il sereno svolgimento di tutte le attività. Ma questo rientra all’interno di un discorso ben più ampio che ci porta a riflettere su quale valore assegniamo alla vita, all’esistenza.
Che cosa significa per l’uomo moderno e per l’uomo di ogni tempo percorrere le strade del mondo, costruire dei legami, lasciare la propria traccia sul pianeta che lo ospita. Estremamente coinvolgente e appassionante è risultato, da questo punto di vista, l’intervento di Don Francesco Brancaccio che ha aperto una parentesi di riflessione, con linguaggio estremamente semplice e al contempo coinvolgente, sul significato della vita e sul diritto inalienabile dell’uomo nel far si che questa venga rispettata, indipendentemente dalle scelte politiche, indipendentemente dal pensiero religioso.
Anche una mente e un cuore laico, infatti, può facilmente interrogarsi su quali siano i limiti da rispettare in modo tale da non intaccare in alcun modo il diritto ad una vita piena, vissuta nella comunione e nella fede, nella scia di un ideale che in maniera distaccata lotta per mantenere alto il principio dell’amore, come collante fondamentale tra tutto ciò che è futile e ciò che invece rende la vita degna di essere vissuta. "Se misuriamo la vita sulla scala del benessere allora ci renderemo conto che essa risulta estremamente bassa. Ma se cambiamo, se utilizziamo un altro metro di misura. Se solo utilizzassimo la scala dell’amore allora la vita sarebbe finalmente concepita come un dono", ha continuato Don Francesco ribadendo che l’amore, per la vita, per un altro essere umano, per un fiore o per qualsiasi altra cosa, non può e non deve essere misurato in termini di costo poiché si perderebbe di vista il vero obiettivo: la solidarietà.
Porgere la mano, stare accanto alla sofferenza, al dolore eleva l’animo e lo nobilita più di ogni altra onorificenza, ma per far ciò bisogna riconoscere il valore della vita, la sua prevalenza su ogni altro valore e su ogni altro diritto. Il rispetto per la vita scaturisce da una volontà di vita che ha imparato a pensare, è dunque un sì alla vita, che diventa etica collettiva. Il suo compito primario è la realizzazione del progresso e la creazione di quei valori che possano favorire la crescita materiale, spirituale ed etica del singolo individuo e di tutta l’umanità.
Bisogna tuttavia coinvolgere anche il concetto di “moralità” nel dibattito e nella riflessione come principio fondamentale: “ Un uomo è veramente morale soltanto quando osserva l’obbligo impostogli di aiutare ogni vita che può assistere, e quando si fa scrupolo di uscire dalla sua strada per evitare di danneggiare un essere vivente. Non chiede quanta comprensione meriti questa o quella vita a causa del suo intrinseco valore e neppure chiede di quanta sensibilità sia dotata. Per lui la vita, come tale, è sacra… Quello che oggi ci manca è riconoscere che siamo tutti colpevoli gli uni verso gli altri di atti disumani. L’orrenda esperienza collettiva attraverso la quale siamo passati deve scuoterci, perché la nostra volontà e la nostra speranza siano impegnate verso tutto ciò che può portare ad un’epoca in cui non ci siano più guerre.
Questa volontà e questa speranza sono possibili solo se, attraverso uno spirito nuovo, raggiungiamo un’intelligenza superiore, che sia in grado di trattenerci da un uso infausto delle energie di cui disponiamo. Sosteneva così l’alsaziano Albert Schweitzer che per molti anni ha svolto attività di medico e di predicatore a Lambaréné nell’ospedale da lui fondato nella foresta africana del Gabon. Di qui, dunque, ci appare chiaro come in una società come la nostra, attraversata e dilaniata dalle più atroci disumanità, ritrovare l’umanità sarebbe come cercare un ago in un pagliaio, eppure è necessario in quanto portatori, con la nostra stessa esistenza, del principio della vita. Bisogna che l’uomo cessi di lasciarsi vivere e inizi a dedicarsi alla sua vita con rispetto per levarla al suo vero valore. Affermare la vita è approfondire, interiorizzare ed esaltare la volontà di vivere; questo è possibile soltanto se si crea lo spirito etico. Kant si sbagliava quando pensava di poter ottenere la pace senza questo spirito etico: la via che egli non ha voluto seguire deve invece essere percorsa. Soltanto nella misura in cui, attraverso lo spirito, si risveglia nei popoli una mentalità di pace, le istituzioni create per mantenere la pace possono realizzare quanto viene loro richiesto e quanto si spera che esse possono fare. Una mentalità del genere è di aiuto a chi lotta duramente per conservare la propria umanità, anche per il fatto che rimane viva dentro di lui l’immagine della natura umana come un bene da tutelare ad ogni costo. Ogni singolo deve giungere a riflettere sul senso della propria vita, su ciò che vuole ottenere, sulle difficoltà legate alle circostanze esterne e su ciò cui è disposto spontaneamente a rinunciare. In questa ricerca interiore del “rispetto per la vita”, intesa in ogni sua più intima manifestazione, l’uomo deve avere la capacità di “mettersi in discussione” continuamente.
La libertà interiore assurge così a parametro insostituibile per guardare nella propria coscienza e, dunque, per “mettersi in gioco”, provando a cambiare se stessi per aiutare gli altri a crescere e a vivere meglio. Certo, non tutti possono o devono necessariamente recarsi in Africa ma sicuramente possono prodigarsi in qualunque modo per quel “rispetto per la vita” che possiamo intendere pacifismo, neutralità, difesa dei deboli, giustizia e… rispetto di tutte le etnie. Nel nostro piccoli siamo tutti in grado di apportare delle differenze, di aggiungere quella goccia in più nel mare della gratitudine. Sulle note di alcune tra le canzoni più belle che intonano l’inno alla vita ( We are the World, Hallelujah) tre studentesse riempiono l’aria di speranza e la inondano di una luce tutta nuova accompagnate dalla danza di alcune ballerine che si muovono con leggiadria quasi a simboleggiare la delicatezza dell’esistenza stessa che si dispiega come un ballo armonico. La consegna del defibrillatore, infine, tra gli applausi generali e un calore tangibile anche a distanza, sancisce la chiusura dell’incontro e pervade i cuori di una speranza tutta nuova, di una forza tutta nuova: la bellezza della vita.


Martina Quaranta    5^ C/S